L'Uomo

 

 

"Più volte è stato rilevato come tutta la sensibilità plastica di Benedetto, questa sua indiscussa capacità di scendere al cuore della pietra, sia sostenuta da una continua immaginazione formante, costruttiva e mobilissima che sente, insegue, anticipa, l'articolarsi della materia nello spazio-luce e ne fa un luogo dinamico e privilegiato delle sue meditazioni, delle sue sculture (Giorgio Segato). Giudizio senz'altro condivisibile, purché non releghi il senso di questa lunga esperienza in ambito puramente astratto, se cioè non si limita a valutarne gli esiti poetici unicamente come l'espressione d'un intelligente, inesauribile gioco formale. Se in sostanza non azzera nella sua opera ogni meditazione simbolica. In verità questa confidenza assoluta di cui Benedetto ha sempre goduto con le forme semplificate della scultura dell'avanguardia novecentesca, questo suo essere sempre stato così radicalmente vicini certi esiti estetici di questo tempo, non deve indurci in errore e farci trascurare le altre sue matrici culturali più profonde, quelle che lo ancorano ad arcaiche, lontanissime radici lucane e contadine.

[..] Appare dunque perfettamente evidente l'origine mitica di queste forme ch'egli ossessivamente riconduce ad un'unica volontà di semplificazione. Egli sviluppa così di conseguenza la sua geometria vivente d'archetipi rimossi, li riporta alla luce nella loro mobile musicalità cromatica. In un tempo che sempre più tragicamente soffre la babele delle lingue, Benedetto riporta così il discorso ad una sintassi assolutamente elementare, che aiuta la percezione ad essere immediata, felice e senza sforzo. Egli cerca la dura percezione dell'erigere e del dire e del delimitare sacralmente uno spazio, così come dev'essere accaduto in civiltà remote, più vicine della nostra al segreto dell'armonia cosmica che ci avvolge".

G. Cordoni

 

 

 

 

 

 

 

   

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