L'artista

Armando Marrocco nasce a Galatina, in provincia di Lecce, l'8 febbraio 1939. Giovanissimo, o meglio in età scolare, va a bottega presso un laboratorio di un maestro scalpellino dove appren-de il mestiere ed esercita la sua manualità rivelando, ben presto, grande capacità decorativa ed un felicissimo intuito. Dal 1956 al 1960 frequenta la locale Scuola di Arti e Mestieri, e quindi sempre nella città natale l'Istituto Statale d'Arte "Gioacchino Torna" interessandosi in particolar modo alla progettazione e al disegno architettonico. Le sue prime opere si muovono nell'ambito di una rnaterialità informale ric-ca di riterimenti culturali ben precisi, legati all'emergenza contadina ma anche a certe memorie storiche (alcune 'Maternità" e precisi richiami ai testi sacri) sovente di chiara ascendenza aniconica. Nel 1960, in occasione dell'apertura del nuovo negozio di Vittorio Andretta a Lecce, progettato da Francesco Saverio Dodaro, realizza Ettore e Achille, una grande scultura in cemento attual-mente presso la collezione privata degli Stabilimenti Colacem di Galatina, e nel 1961 una sua opera viene accettata alla "ix Quadriennale d'Arte" di Roma.

Tra il 1960 e il 1962, insegna scultura presso l'istituto Statale d'Arte "Giuseppe Pellegrino" di Lec-ce, ma quanto mai vivace ed attento alle rinnovate problematiche dell'espressi\'ità artistica, Mar-rocco sopporta con fatica il clima non certo "produttivo" di una periferia alquanto tradizionalista e sovente "statica", e con grande coraggio e convinta determinazione, alla fine del 1963, abbando-na la sicurezza dell'insegnamento per trasferirsi a Milano, dove ben presto si inserisce nell'am-biente artistico, collaborando anche con architetti e urbanisti: dapprima con il Consorzio Edile Mi-lanese e quindi nel 1964 con la Pro.Ge.Co. degli architetti Antonio Chessa, Alberto Barzaghi, Giovanni Longo e Panos Kulermos. Dal 1964 al 1966, inoltre, collabora con l'ufficio Design della Innocenti S.p.A. di Milano. Nel frattempo la sua ricerca, ferma restando la fedeltà alla materia, si sposta progressivamente in area tecnologico-scientifica e perfino ambientale. La sua prima personale è del 1966, nella Galleria Montenapoleone di Milano, e appena un anno dopo espone alla Galleria Rizzato Whitworth di Milano con un testo di presentazione di Bruno Alfieri che si apre citando il Groupe de recherches visuelles, Victor Vasarely e Julio Le Parc per poi continuare: "Marrocco giunge da Lecce, con le sue sculture pulite, nitide, terse, volurnetricamen-te esatte, con i suoi schematici giochi di luce". Nel 1967 inizia la sua collaborazione con la Giobs di Milano (di cui sarà art director fino al 1973) dove progetta e realizza complementi di arredo, e sempre nello stesso anno partecipa al "IX Premio Silvestro Lega" di Modigliana vincendo il secondo premio ex-aequo con Mario Nigro.

L'anno successivo su incarico dello Studio Ratti e Baccigalupo progetta e realizza per la P.E.A. Ethiopia una monumentale opera scultorea da collocarsi nell'atrio dell' Ailé Selassié Foundation Building di Addis Abeba, "uno tra i più moderni edifici eretti negli ultimi anni nella capitale etiopi-ca" - come scrive Gianni Drago proponendo in linea con la sua ricerca del momento e con la "memoria culturale" del luogo (le chiese del centro storico di Lalibeia e la maglia narrativa delle antiche pergamene) un'ordinata schiera di cubi "che si dispongono in modo serrato sull'intera lu-ce dei pannello e si moltiplicano con forza all'infinito, verso la terra e verso il cielo, attraverso la magica rottura dei più pesanti limiti spaziali dell'ambiente, il pavimento ed il soffitto, operata da due perfetti piani di acciaio inossidabile che riflettono le colorate unità spaziali". Sempre in quell'anno inizia una proficua e continuativa collaborazione con lo Studio di Architettura Salvati--Tresoldi di Milano (tuttora in corso e ricca di interessanti soluzioni, di cui citiamo solo a mò d'esempio gli interventi nelle Case a Miggiana del 1977, nello Studio Salvati e Tresoldi del 1980, nella Casa a Bergamo del 1988 e nello Studio Legale in Galleria del Corso a Milano del 1994), mentre un'altra sua significativa presenza è al Cenobio Visualità di Milano (sono in mostra anche le "Vertebre" un'opera in acciaio smaltato a fuoco del 1963/64), ed espone quindi all' Eurodomus 2 di Torino e a "Confronto 68" presso la Sincron di Brescia. L'anno dopo (vi era stata la sua adesione al gruppo Art Terminai con Theresa Bento, Gian Emilio Simanetti, Livia Marzot, Raoul Maestri, Carlo Bonfè, Vicenza Dazzi, e Antonio Dias) Armando Marrocco inizia una collaborazione con la Studio di Architettura Malara-Drago di Mi-lano (andrà avanti sino al 1975) e partecipa alla situazione "Aria Condizionata" nella Galleria Ta-selli di Milano, alla mostra "Modelli di fruizione" nella Galleria La Nuova Loggia di Bologna e infine a "Campo urbano" a Como curato da Luciano Caramel "gran coordinatore e novello condottiero" come scrive Gilberto Malaguti nel sua C'era una volta Brera. Nel 1970 il suo "Giardino Ludens" (quell'ambiente costituito dalle strutture a spirale in acciaio ar-monico del 1967/68) è presente all'Euradamus 3 che si tiene nel Parco Sempione a Milano, e nell'ambito delle manifestazioni organizzate per il decimo anniversario del Nouveau Réalisme e curate da Pierre Restany, collabora con Jean Tinguely alla realizzazione de -"La Vittoria" in Piazza Duomo a Milano. L'anno successivo espone al Centro Apollinaire di Guido Le Noci a Milano (le diecimila formiche vive dell' 'Habitat per formiche"), e quindi alla Galleria 2000 di Bologna (in que-st'ultima tornerà ad esporvi nel 1976).

Nei primissimi anni Settanta, Armando Marrocco è particolarmente attento alle più varie proble-matiche artistiche e sociali (firma, infatti, lo statuto della Cooperativa di via Maroncelli a Milano), non ultima quella legata al rischio della sovrappopolazione, e proprio in tale direzione nascono opere come 'Anno Z. Trilioni di trilioni di abitanti" (1970/72), sorta di sequenze su tela emulsiona-ta che portano alla illeggibilità delle immagini di partenza: siano esse formiche, visi o altra. In quegli anni nasce, poi, la sua collaborazione con gli architetti e gli urbanisti della Studio degli Architetti Schimieri-Genco di Roma, (tuttora in corso) e con loro partecipa al concorso nazionale per la Valle del Ticino (1971) e a quella per il Nuovo Cimitero di Modena (1972). All'interno di una problematica ambientale si inseriscono, anche, alcune fondamentali presen-ze/performance quali "L'o-nu e ambiente" al Forum Cunarda (1972) e quindi alla Galleria Trianon di Bologna (1973) e alla Galleria Arcobaleno di Salerno (1976). Nel 1972 prende parte anche all'"Operazione Vesuvio" che vede la cura di Pierre Restany e che apre il suo percorso internazionale a Napoli per poi spostarsi a Milano e a Colonia, e con Carpentieri (suoi il testo e i commenti) lavora alla realizzazione di "Calendario" una sorta di volu-me fotomonografico che Le Noci pubblica solo nel 1975 per le Edizioni Apollinaire di Milano con una prefazione di Pierre Restany, presentandolo nella Galleria del Milione, sempre a Mila-no, dove Marrocco terrà mostre personali nel 1976 (la particolarità de 'La città immaginaria', l'am-biente del 1974 costruito con lamiera zincata, rame, sabbia, terra e carta che tanta importanza avrebbe rivestito nell'evolversi della sua ricerca artistica), nel 1980, nel 1982 e infine nel 1994 (suggestivo titolo: "La via delle stelle" ed il coinvolgimento di Pierre Restany e dei pencussio-nisti del gruppo Hyperpnism diretto da Fernando Sulpizi). La troviamo, poi, a "Sacra" (1974) allestita nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara, e nel 1975 parteci-pa a "Fotomedia" alla Rotonda della Besana di Milano e alla "X Quadriennale d'Arte. La nuova generazione" che si tiene a Roma nel Palazzo delle Esposizioni, oltre che al 'Premio Termoli" al Castello Svevo di Termoli, al "Sicof' di Milano, alla mostra "Autoritratto" tenutasi presso la Galleria Martana di Torino, e infine organizza due personali: una alla "Seconda Scala" di Roma ed un'altra alla Galleria "Stefanini" di Lecco.

L'anno dopo firma il Manifesto dell'Arte Genetica, un movimento nata a Lecce che vede le presenze di Francesco Saverio Dodaro, Franco Gelli, Toti Carpentieri, Vittoria Pagana, Carlo Alberto Augerl, Guido Le Noci, Pierre Restany, Milena Milani, Vittorio Fiore, Elio Marchegiani, Corrado Marsan ed altri; e che si avvale anche della pubblicazione di "GHEN" un giornale modulare pro-gettata dal già citata Francesca Saverio Dadaro, e con il Gruppo X. D. M. di Milano realizza installazioni in Italia e in Germania. Con "Rivelazione 2" (1400-1976) partecipa a 'Verifica '76" la rassegna degli artisti salentini curata da Toti Carpentieri e allestita in vari spazi urbani della città di Lecce e nell'Abbazia del XII secolo di Santa Maria a Cermate, e subito dopo siamo nel 1977, a Interventions sur les mass-media" alla Galerie Lana Vincy di Parigi e quindi a "Blow-up" nella Galleria Comunale di Alessandria, a "Il volto urbano" nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara (spostatosi l'anno dopo nella Galleria d'Arte Moderna di Bologna), a "La nuova scrittura" a "Il Mercato del Sale" di Milano (il ruolo e la presenza del mito sempre più evidenti nelle sue opere e così leggibile in "Achille non potè sottrarsi al fato" e nell'evocazione fisionomica de "I cavalieri ardenti"). Sono del 1978 le presenze a "Metafisica del quotidiano" pressa la Galleria d'Arte Moderna di Bologna, a "L'opera dei celebranti" miei Santuario della Madonna del Pozzo di Capursa (spostatasi poi ad Ancona nel Palazzo Bosdari e quindi a Taranto nel Castello Aragonese salo l'anno dopo), alla "XXXII Mostra Internazionale di Pittura F.P. Michetti -'di Francavilla al Mare, alla mostra "Expo- 5' tenutasi pressa la Galleria Civica di Modena. L'anno successivo prende parte a "Scrittura atti-va" a il Mercato del Sale di Milano (allestita successivamente, nel 1982, negli spazi della Galleria d'Arte Contemporanea di Suzzara, alla Rotonda della Besana di Milano, e a "Videoar-te" a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, ed espone alla Galerie B 14 di Stuttgart e a Il Mercato del Sa-le di Milano (mostre personali anche nel 1981 e nel 1984). Chiudono questo decennio le rasse-gne "Miti del Mediterraneo" a Sorrento, "Dentro e Fuori Luogo" a Palazzo D'Ella a Casarano, oltre che le personali a Il Milione di Milano e alla Galerie Antiform di Kanlsrhue. Insieme agli architetti Rosario Scimieri, Francesco Genco e Maurizio Caproni, e con Giacomo Manzù lavora tra il 1978 ed il 1981 alla ristrutturazione del presbitenio della Basilica di Santa Rita in Cascia (nel 1985 le Nuove edizioni di Gabriele Mazzatta pubblicheranno, per la cura di Toti Car-pentieri, un volume sulla globalità del lavoro compiuto) ove realizza le sette vetrate istoriate (quella evanescente e rarefatta rappresentazione personale dei miracoli eucaristici) i seggi in bronzo e la medaglia commemorativa per il VI centenario della nascita della Santa. Nel frattempo continua la sua attenzione nei confronti della scenografia per concerti e spettacoli interdisciplinari, e nel 1980 con il gruppo Hyperprism di Perugia diretta da Fernando Sulpizi (le Hyperprism Edizioni pubblicheranno nel 1991 'Tra memoria e divenire. Viaggio tra le percussioni di Sulpizi/Marrocco") dà vita a "Si va per cominciare" e quindi a "Sette pagine con frontespi-zio" (riproposto nell'estate del 1998 nel Castello Castramediano-Valentini di Marciano di Leuca).

Nel 1984 sarà la volta di "Cantano le palafitte", e nel 1988 di "Oltre" e di "E le pietre ripresero a cantare" portata in scena al teatro Marlacchi di Perugia per la Sagra Musicale umbra. Sempre in questa direzione, ricordiamo "I canti della torre più alta" che nel 1993 sarà in cartellone a Monte-guidano nel Cantiere Internazionale d'Arte, e quindi "Arc en 50" (1995), "Osservatorio di confine" (1997) e "Propiziazione" (1997). Nel 1981 partecipa a "L'uso della scrittura" (quella sua grande attenzione al segno grafico, al suo ruolo e alla sua significazione: un esempio per tutti "Le isole del Cavaliere dell'Amore" una tecnica mista su tela del 1979) nel Chiostro dell'Accademia di BB.AA. di Lecce e tiene una personale alla Multimedia Arte Contemporanea di Brescia; mentre nel 1983 lo si trova a "Terra d'Italia" curata da Marilena Pasquali e allestita pressa la Galleria Civica d'Arte Moderna di Ancona e quindi ad "Ab Origine" allo Studio Carnieri di Martina Franca, oltre che a "Il filo dell'acqua" nei Castello Angioino di Gallipoli e infine a "Feticci provvisori" nel Centro Sala di Modena. In quello stessa anno lavora alle prime due vetrate a piombo della Basilica Superiore di Santa Ri-ta in Cascia (la terza sarà completata nel 1984 e le ultime due nel 1988); all'interno del gruppo si lavora (architetti, liturgisti, artisti, storici, critici ed altra) si ragiona, in linea con gli intendimenti del Concilio Vaticano II, sull'idea della Penitenzieria. Salo un anno dopo è presente a "Neoclassica" a Milano all'Arte Polivalente Bonaparte, e a "De sculptura II" allestita nel Museo Civico di Caltagirone, e tiene una nuova mostra personale a Il Mer-cato del Sale di Milano e un'altra alla Multimedia Ante Contemporanea di Brescia. 'I guardiani del tempio" (la coinvolgente e spaziale struttura polimaterica del 1981/82 di oltre tre metri cubi), la tecni-ca mista de "La via delle stelle" (1983), il 'Sogno di Ramses 11" 1983) e "Andromeda" (1982) eviden-ziano al meglio la costante attenzione che Armando Marrocco ha sempre avuta nei confronti dei Miti e della magia e sono alcune delle opere esposte, nel 1985, in occasione della sua prima per-sonale presso il Centro d'Arte di Lecce, dove ritornerà nel 1990 con la mostra "Dimore". Sempre in quell'anno Marracco è tra i fondatori del Centro per l'Arte SIGNUM di Roma con gli ar-chitetti Caproni, Genco e Scrimieri ed il prof. Mario Bergamo (sue sono le copertine disegnate del notiziario d'informazione "SIGNUM lnsonne") e successivamente (il 31 gennaio 1992) dell'Associa-zione Culturale "Amici del Monastero di Santa Rita di Cascia".

Nella cittadina umbra, intanto, si continua a lavorare alla realizzazione del grande progetto della Penitenzieria e Marrocco è impegnato nell'esecuzione della fontana esterna, dei mosaici, delle pitture e dei gruppi scultorei. Sono del 1986 (anno in cui gli viene assegnato il 'Salentina d'oro" un riconoscimento conferito ai cittadini galatinesi distintisi professionalmente fuori dall'ambito cittadino) anche le vetrate istoriate nella Basilica Inferiore raffiguranti Beate e Beati Agostiniani e simboli dei loro luoghi di provenienza, e appena due anni dopo si completano, sempre nella Basilica Inferiore, il Crocifisso del Presbiterio e la cappella del Beato Simone Fidati (una sarta di grande scultura ambientale con la progettazio-ne architettonica di Rosario Scrimieri: una collaborazione questa verificatasi in più circostanze nel passato e che molte altre volte accadrà nello svolgersi del tempo). Nel 1991 nella Chiesa di 5. Maria a Cascia con il Centro per l'Arte SIGNUM realizza gli arredi sacri della cappella che conserva il fonte battesimale di S. Rita. Ma quanto mai continua sarà la presenza di Armando Marrocco all'interno della territorialità sacra ed agostiniana di Cascia: sue saranno infatti le tre Vetrate - S. Agostino e S. Monica, S. Rita, il Beato Simone Fidati - della cappella nella Casa dei Padri Agostiniani "Santa Chiara" (1992/1993), e così anche i due cancelli esterni e la balaustra (1993 e 1995), la sistemazione della tomba e il busto della Beata Fasce (1985 e 1986), ed altre opere ancora. Nel 1987 per la cappella dell'Istitituto Alberatanza di Bari delle Suore Minime di N.S.G.C. su pro-getto dell'arch. Francesco Genica realizza gli arredi sacri e due vetrate istoriate. Per la chiesa di San Marco a Mondane le quattordici vetrate istoriate di una suggestiva e splendida Via Crucis molto attenta alla contemporaneità e a quei martiri d'oggi quali Mantin Luther King, Gandhi, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta ed anche Aldo Moro. Insieme a Rosario Scrimieri, poi, inventa nell'ambita della rassegna interdisciplinare "ARTEFACTUM '87', che si tiene a Santa Caterina di Nardò a cura di Toti Carpentieri, "Fuochi d'artista", uno spettacolo pirotecnico con l'uso di laser, suoni e immagini.

L'anno dopo tiene una personale alla Galleria del Falconiere di Ancona, e lo troviamo nella mostra "Assemblaggi" che parte dalla Rocca Paolina di Perugia (l'ambiente/installa-zione de "Il tempio del vento" del 1988 costruito con stoffa, legno, oro e marmo) per approdare al-la Multimedia Arte contemporanea di Brescia e quindi un anno dopo al Centro Culturale Il Merca-to del Sale di Milano. Sempre in quel 1988, realizza le quattro vetrate degli Evangelisti per la cappella della Casa degli Esercizi Spirituali dei Padri Agostiniani, e in occasione della XXIV Olimpiade tenutasi a Seoul una sua scultura "La città palafitta" (un grande bronzo e rame rossa del 1981/84, '... una città inesi-stente che tuttavia possiede una forte carica evocativa perché non vuole riprodurre un tipica ag-gregato urbana bensì quella particolare idea che ci portavamo dentro .", come dice lo stesso Marrocco) viene inserita nel "Parco della scultura" della capitale coreana. Nel frattempo si susseguono le mostre e le presenze in importanti rassegne nazionali, così nel 1989 partecipa "Alla ricerca del tempo reale" all'area Ansaldo di Milano, ad "Opera Operazioni" al-la Galleria Bonaparte di Milano, ad "Affinità Selettive" alla Galleria La Loggia di Bologna, e quindi a "Suggestioni" e a "Tappeti d'artista" sempre alla Multimedia Arte Contemporanea di Brescia (vi esporrà ancora nel 1990, nel 1996 e nel 1999). L'anno successivo realizza il nuova presbiterio della chiesa di 5, Biagio a Corsano avvalendosi del marmo e del bronzo nella rappresentazione figurale del Cristo e in quella simbolica dei quat-tro evangelisti, e recuperando altresì l'immagine astratta della roccia del Salento erosa dal vento e dalla salsedine, e nel luglio 1991 partecipa con Michele Cossaro, Federico de Leonardis, Elio Marchegiani, Rosario Scrimieri e William Xerra alla mostra "Oggetti d'uso e d'incanto" curata da Pierre Restany a Milano. Nel 1992 prende parte a "Crocevia" nel Palazzo D'Ella di Casarano ed espone a Il Triangolo Nero di Alessandria e alla Galleria Opera Prima di Monza (una mostra scandita tutta nella direzione del mistero e della magia come visibile ne "Gli amuleti dello sciamano" e nella "Croce del Sud").

E sempre in quell'anno una sua fontana viene costruita nell'ambito della II Biennale Internazionale di Scultura di Mantana, realizza per la Cattedrale di Bari due grandi candelieri in cristallo e bronzo, e in occasione dell'ampliamento dello stabilimento Colacem di Galatina viene inaugurala "La Fontana del Sale" una sua opera monumentale in bronzo, cemento, acciaio e pietra. Tra il 1993 e il 1994 Armando Marrocco realizza per la Banca Del Salento il 'Nautilus", una gran-de scultura/fontana in bronzo (al tempo stesso "macchina di scandaglio del futura e del grande oceano dell'economia ma anche sorgente di speranza" come ha scritta Raffaele Nigro) che viene ubicata all'esterno e all'interno del nuovo Centro Direzionale dell'istituto di credito salentina costruito alle porte di Lecce, divenendone anche il logo e l'immagine coordinata. Nel 1994, a maggio, espone nella Galleria Omphalas di Terlizzi, e su incarico dell'Associazione degli industriali della Provincia di Lecce realizza una croce astile in argento che viene donata a Giovanni Paolo Il in occasione della sua visita nel capoluogo salentino avvenuta nel settembre di quell'anno. Per la beatificazione di Filippo Smaldane, nel 1996, progetta ed esegue un monu-mento marmoreo (fortemente voluto da Monsignor Cosimo Francesco Ruppi Arcivescovo Metro-polita di Lecce) che viene ubicato nella Cattedrale della città barocca; e sempre in quell'anno par-tecipa a "Versa i Settanta" che si tiene nell'ex Convento di San Carlo a Erice, e a "Le fabbriche della musica" allestita Palazzo Fabroni di Pistoia.

L'anno successivo realizza i reliquari del Beato Elias del Socarra Nieves e di Madre Fasce in oc-casione della loro beatificazione avvenuta il 12 ottobre in Piazza San Pietro a Roma, oltre che la medaglia commemorativa del 500° anniversario della dedicazione della Basilica di Santa Rita in Cascia, e in una con l'architetto Rosario Scrimieri l'adeguamento della cappella feriale della Basili-ca di S. Caterina di Alessandria in Galatina (suo è l'altare in marmo, cristallo e bronzo) con l'inseri-mento del restaurato cibano ligneo del XVII secolo. Nell'ottobre di quel 1997, nell'ambito della Prima Triennale d'Arte Sacra Contemporanea tenutasi nell'Antico Seminario di Lecce e curata da Toti Carpentieri, gli viene ordinata un'importante anto-logica dal titolo 'Testimoniare la Fede nell'Arte" (notevole e quanto mai attento il testo critica di Luciano Cammei pubblicato in catalogo); partecipa quindi alla Quarta Biennale d'Arte Sacra di Si-racusa e con il Centro per l'Arte SIGNUM di Roma lavora al progetto per la realizzazione di un "Monumento al Volo" da erigersi a Galatina sede di un aeroporto militare e di una Scuola di Volo rinomata nel mondo. Con il Centro per l'Arte SIGNUM elabora, poi, l'ipotesi di ristrutturazione del presbiterio della chie-sa di S. Antonia a Fulgenzia di Lecce, progettando l'altare, l'ambone, il tabernacolo e i seggi. E l'anno successivo, nel mese di maggio, nel Refettorio della chiesa di San Francesco a Gubbio si apre la mostra "un cammino di Arte e di Fede versa il Duemila" con un testo del curatore Toti Carpentieri e un'altra del biblista Bruno Maggiani, partecipa quindi al "Premio Michetti 50 edizioni" a Francavilla al Mare, ad "Arte & Magia" alla Stadio della Vittoria di Bari e a "L'ombelico del mondo" tenutasi nella Cripta della Basilica di S. Croce a Firenze; e in ottobre nello Spazio Ars Orafa di Gubbio Claudia Cermitelli cura "ORO È" una sorta di mostra antologica dedicata ai gioielli prodotti da Armando Marrocco (instancabile sperimentatore di forme, materiali e luoghi immaginari) nel corso di quarant'anni: vere e proprie "sculture da indossare" come scrive Toti Carpentieri. Progetta, nel frattempo, le tre porte del Santuario di Santa Maria de Finibus Tertae di Santa Maria di Leuca, e comincia a lavorare alla loro realizzazione, nella Fonderia Artistica di Innocente Mapelli & C. di Cesate. Nel febbraio 1999 viene invitato alla "XIII Quadriennale d'Arte" di Roma (avente come titolo "Proie-zioni 2000, Lo spazio delle arti visive nella civiltà multimediale"), che si terrà nel Palazzo delle Esposizioni nella successiva estate, e il 27 marzo 1999, quasi a completamento di una passibile trilogia, si inaugura nella chiesa di Sant'Agata a Perugia una sua mostra antologica (ancora una volta per la cura di Toti Carpentieri, e con i testi di catalogo dello stesso curatore altre che di Do-menico Montalto ed un'intervista di Massimo Duranti) dal titolo "in Maiestate Sua. un itinerario d'Arte verso il Padre".

Nella seconda decade di aprile del 1999, infine, un suo Cristo giovanneo in bronzo viene in-serito nella cappella della Riconciliazione della chiesa di S. Anna dei Palafrenieri della Città del Vaticano, progettata dall'arch. Rosario Scrimieri. A Nel frattempo, nell'attico della nuova sistemazione della cappella dedicata a Madre Maria Teresa Fasce nella Basilica Inferiore di Cascia ideata dal Centro per l'Arte SIGNUM, Armando Marrocco continua a lavorare alla nuova urna della Beata utilizzando - lui tenacemente affascinato dalla malìa della materia - la solidità compatta del marmo, l'aurea cromìa del bronzo e la trasparenza del cristallo. Hanno scritto di lui tra gli altri: Francesca Alinovi, Bruno Alfieri, Adriano Altamira, Renato Barilli, Riccardo Barletta, Toti Carpentieri, Elvira Cassa Salvi, Nicola Cesari, Cesare Chirici, Giorgio Cortenova, Miriam De Cesco, Anna D'Elia, Gianni Drago, Pedro Fiori, Flaminio Gualdoni, Viviana Kasam, Romana Loda, Filiberto Menna, Dino Mulinari, Daniela Palazzuoli, Marilena Pasquali, Michele Petrantoni, Michele Polverari, Pierre Restany, Giorgio Ruggeri, Walter Schonemberger, Franco Solmi, Luciano Spiazzi, Rino Tacchella, Tommaso Trini, Marisa Vescovo, Gian Piero Vincenzo, Francesco Vincitorio.

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