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Nella valle del Lay,
non lontano da Sainte-Hermine, là, dove l'autostrada fa una grande curva,
abbracciando una collina e attraversando un fiume é stata decisa la costruzione
delle "Portes pour la Vendée". Dopo aver ricevuto l'incarico dell'esecuzione
del progetto, Ivan Theimer , si é in primo luogo compenetrato con lo spirito
del posto. Ha misurato a grandi passi il sito, si é appropriato dell'aria
e della luce, ma anche della storia della regione. Ha calzato gli stivali
dei viaggiatori di altri tempi e ha seguito il cammino di quelli di oggi.
In effetti l'autostrada modifica l'approccio visivo in modo considerevole.
La collina, il fiume, il ponte, un piccolo castello là rannicchiato delineavano
uno scenario che doveva essere interpretato, nel quale era necessario
inserirsi. L'artista ha considerato il genio proprio della Vendée, gli
effluvi del passato emananti dalle sue pietre, dai suoi castelli, dalle
sue mura e dalle sue abbazie. E' impensabile erigere un'opera contemporanea
distaccata
dalla realtà temporale e spaziale del posto. Il monumento progettato non
poteva trovare la sua bellezza che nella ricerca di un perfetto equilibrio
con la natura circostante, e non doveva attingere la sua forza evocativa
che dall'ascolto sensibile del suo passato. L'artista ha cercato di esprimere
la nozione del passaggio: passaggio fisico da una regione all'altra, passaggio
simbolico dell'opera funzionale che é l'autostrada nel dominio estetico
e narrativo dell'opera d'arte. Da una parte all'altra del tracciato dell'autostrada
,Theimer ha innalzato due porte monumentali, strette in altezza, che raggiungono
la loro massima altezza nelle vicinanze delle vie di uscita e declinano
dolcemente nella misura in cui si allontanano. Composte da due muri convergenti,
ma separate da una faglia maestosa, esse si curvano verso gli angoli in
un arco di cerchio. L'apparato delle mura é di pietra a secco, talvolta
tagliata da una linea di pietre piatte che consolida la costruzione dando
ritmo all'insieme. Queste pietre sono state raccolte nei campi, dove hanno
acquisito la patina dorata del tempo, che fa cantare la pietra bianca
accoppiata degli spigoli. Secondo lo spirito dell'artista, queste ali
di mura monumentali ( otto metri di altezza, quattordici di lunghezza
per una delle due porte e ventuno per l'altra), che emanano simultaneamente
un' impressione di riduzione e distruzione ,devono somigliare a ciò che
resterebbe di antichi bastioni. Ma lungi dal formare l'immagine di false
rovine, egli ha , al contrario tagliato le linee ad angolo vivo, e ha
dotato di pietre d'angolo di spigoli recisi. Ai bordi dell'autostrada,
l'architettura si impone. Allontanandosene ,essa si fa a poco a poco dimenticare
per cedere il passo alla natura. Su queste mura, Theimer ha posto dei
formidabili basso - rilievi in marmo bianco, di diversi metri di
altezza, destinati ad essere visti da lontano. Nella direzione Niort-Nantes,
si trovano degli animali terrestri: il cavallo e il cervo , che indicano
che ci stiamo dirigendo verso la terra. Nella direzione Nantes-Niort,
si trovano degli animali marini :pesci, crostacei... I quali indicano
la via verso il mare. Questi basso - rilievi hanno una duplice funzione,
estetica e narrativa. Theimer nel disegnarli, pensava alle porte scolpite
dei monumenti antichi, ma anche alle costruzioni dell'epoca romana, dove
tutto un universo di sculture faceva vibrare la luce e animava le facciate
. Questo monumento riveste per l'artista la funzione delle pietre miliari
romane, sulle quali erano incisi ogni sorta di segni e di forme, per il
viandante al tempo stesso punti di riferimento e di memorizzazione degli
avvenimenti legati ai territori attraversati. Nell'incavo dei quattro
archi di cerchio, l'artista ha collocato quattro colonne piramidali, ciascuna
delle quali sorretta dalla forma di una gigantesca tartaruga. La convergenza
ascensionale di queste frecce e di queste mura crea un effetto coinvolgente
Queste opere monumentali sono state fuse a Pietrasanta, vicino Lucca in
Toscana. Dove l'artista ama lavorare. Theimer eccelle nella tecnica impegnativa
del bronzo. Là di nuovo, la sua ricerca iconografica é stata molto elaborata
e soggetti diversi frammentano il movimento di quelle frecce tese verso
il cielo come altrettante pagine narrative. Cavalli e cervi popolano carte
geografiche, ricordandoci che ci troviamo in un luogo di passaggio. Così
come la maggior parte delle opere di Theimer, le colonne sono lavorate
in tutta la loro estensione, anche laddove lo sguardo non arriva. Alla
maniera dei costruttori di cattedrali, che scolpivano e cesellavano la
pietra in angoli visibili a loro soltanto, egli anima le sue frecce di
bronzo con un fremito continuo, donando alla sua opera una segreta vitalità.
Tutto il programma iconografico di Theimer trae ispirazione dalla cosmologia
antica. Si potrebbe commentare a lungo il simbolismo del numero quattro,
che sta a significare il solido, il tangibile, evoca l'idea di pienezza
e universalità, come quello legato alla figura della tartaruga. Quest'animale
dal guscio rotondo come il cielo, ma piatto come la terra nella parte
inferiore, costituisce di per sé una rappresentazione dell'universo. Potente
e benefico, egli é cosmoforo, portatore del mondo. Per quanto riguarda
gli obelischi, essi evocano la grandezza di una civiltà trascorsa. Tutti
questi riferimenti sono per Theimer non tanto dei prestiti quanto delle
citazioni. Con delle immagini antiche, egli costruisce tutta una semiologia
di cui lo spettatore contemporaneo non detiene sempre la chiave ma che
evoca in lui degli echi lontani. Ciò che viene dal tempo dei tempi contorna
ciò che secerne la nostra epoca, e I secoli sembrano aboliti. Ma l'opera
non troverà la sua logica propria e il suo compimento se non con il lavoro
paziente del tempo e quello, inesorabile, della natura. Questi due frammenti
d'architettura sono concepiti per rassegnarsi all'esuberanza del fogliame,
nel caso specifico un tipo di quercia verde caratteristica della regione,
che non perde mai la sua chioma neanche nel cuore dell'inverno. Attraverso
le finestre praticate sul fianco delle mura, usciranno un giorno delle
ramaglie. E il disegno mutevole del fogliame comporrà una specie di scultura
vegetale facendo così valere I diritti della natura su quelli dell'architettura.
Il vento porterà della terra che si poserà tra le pietre e con il passare
del tempo, muschi e licheni formeranno sulle pareti minerali, in mezzo
ai bassorilievi che evocano creature terrestri o marine, altri motivi,
altri disegni nati dal capriccio e dal lavoro della natura per creare
un opera di una bellezza atemporale.
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